a

Blog

Tecniche ipopressive, un cambio di paradigma

Introduzione.

Da anni i fisioterapisti sottolineano il bisogno di cambiare i metodi di allenamento per la muscolatura addominale (Valancogne, Caufriez, Gasquet, Gullarme e Dumont, 2001). Questa necessità si basa e trova conferma in recenti ricerche nel campo della fisioterapia, i cui risultati studiano diversi aspetti anatomo-funzionali, fisiologici o neurologici riguardanti l’unità addomino- diaframmatica e che mirano verso un cambio del modello paradigmatico nel rinforzo addominale (Caufriez, 2010).

Da questo bisogno nascono le Tecniche Ipopressive (TH) create dal dr.Marcel Caufriez, orientate all’ambito del recupero post-parto, che includono la Ginnastica Addominale Ipopressiva (GAH). I benefici che questi esercizi determinano durante il puerperio (Esparza, 2007) indicano che ad essi ci si possa riferire per adattare la GAH al campo dell’attività fisica salutare, come metodo di prevenzione, tonificazione e miglioramento estetico.

L’evoluzione dei metodi di allenamento addominale in questi anni è evidente e innegabile, dai metodi tradizionali di elevazione delle gambe in decubito supino e flessione dinamica del tronco , al lavoro isometrico di stabilizzazione , alle tecniche di enfatizzazione e attivazione del muscolo trasverso nel metodo Pilates, all’allenamento funzionale realizzato su dispositivi instabili e, attualmente, alla proposta della GAH.

Consultando la letteratura scientifica disponibile, si possono trovare documenti dimostranti l’inefficacia degli esercizi addominali tradizionali come l’elevazione del tronco, del bacino o di entrambi nella posizione di decubito supino (Pintar et al., 2009). Inoltre esistono anche studi che suggeriscono un certo rischio per il pavimento pelvico durante l’esecuzione di detti esercizi (Valancogne et el., 2001). In questo senso Valancogne et al. li indicano, insieme alle altre pratiche fisiche che determinano un importante aumento della pressione intra-addominale, come un fattore di rischio perineale molto importante per la donna. Per tanto si può ipotizzare che questi esercizi siano i responsabili dell’aumento della capacità di distensione della fascia addominale in seguito ad uno stesso carico (pressione) imposto, da cui la presenza di un fattore di rilassamento associato che, probabilmente, potrebbe essere dovuto all’incremento della pressione intra-addominale. Infine, recentemente si sta analizzando in maniera critica l’eccessiva fiducia nell’allenamento a carattere stabilizzatore, per verificarne la totale efficacia così come è stato pubblicizzato nell’ultimo decennio (Fowles, 2010; Lederman, 2010).

Effetti indesiderati nella realizzazione degli esercizi addominale tradizionali.

Anche se gli studi in proposito sono scarsi, in uno recente condotto da Pintar et al. si conclude che gli esercizi addominali sono inefficaci. In questa prova si esaminò un gruppo di 71 soggetti, divisi in due gruppi, uno dei quali praticava esercizi addominali 3 giorni a settimana e l’altro 6, per un periodo di 11 settimane: non si evidenziarono miglioramenti significativi in nessuno degli aspetti già menzionati. Gli esercizi erano basati sulle raccomandazioni della National Strenght Conditioning Association e consistevano in 3 serie da 20 ripetizioni di 6 esercizi addominali classici diversi.

Oltre alla possibile inefficacia in alcuni casi, diversi studi si sono indirizzati sulla potenzialità lesiva degli esercizi addominali classici. Su questa linea si sono analizzate le ripercussioni degli stessi sul tono di base del tessuto muscolo-connettivo del pavimento pelvico in un gruppo di primipare nel periodo del post-parto (Caufriez et al., 2007). Questi soggetti praticarono sessioni di esercizi addominali classici per 6 settimane, i risultati indicarono che dopo la realizzazione del programma il tono di base del tessuto muscolo-connettivo del pavimento pelvico, (misurato con tonimetria perineale e rappresentato dall’Indice Iniziale di Inerzia (I.I.I.), che corrisponderebbe all’Indice di Rigidità (IR) o grado di resistenza nel primo grado di stiramento) era inferiore (con una diminuzione media del 32,7%) a quello che presentavano nel pre-test. Questi dati suggeriscono che gli esercizi addominali sono i responsabili della diminuzione del IR e pertanto dell’aumento della capacità di distensione del tessuto muscolo-connettivo del perineo.

Questo fatto era emerso anche prima da misurazioni tramite l’uso della risonanza elettromagnetica che rivela la mobilità, nel senso di stiramento, del pavimento pelvico durante lo sforzo addominale (Eguare et al., 2004; Lienemann e Fisher 2003). Questo fenomeno era stato confermato precedentemente su donne nullipare (quindi senza la presenza del possibile fattore di rilassamento che potrebbe essere rappresentato dal parto) in uno studio dimostrante che la pratica di questi esercizi produce una diminuzione media del 20% del tono di base del pavimento pelvico (Caufriez, 1998).

Un altro aspetto orientato verso la potenzialità lesiva sul perineo è la contrastata relazione tra incontinenza urinaria da sforzo e esercizio fisico (Jolleys, 1998; Bo et al., 1989; Bo, 1995; Nydgaard, 1990; Grosse, 2001), le cui variabili-chiave sono: il tipo di attività sportiva praticata, la frequenza e l’intensità. In generale, tutti quegli sport che provocano un importante aumento della pressione intra-addominale suppongono potenziali fattori di rischio perineali in rapporto allo stato del pavimento pelvico. Tra le attività che generano i maggiori livelli di detta pressione (valori superiori a 110mm di Hg) Valancogne et al.2001, indicano: a) gli esercizi addominali classici (Nygaard, 1990; Ladavid e Caufriez, 1993); b) l’atletica; c) il basket; d) l’aerobica; e) il tennis. Al contrario, il nuoto e il ciclismo sono le discipline che generano meno pressione addominale.

Studi descrittivi come quello pubblicato da Gavaldà e Del Valle (2001) dimostrano la maggiore presenza di incontinenza urinaria in donne sportive che in sedentarie, rispettivamente con un’incidenza del 31,42% contro un 2,85%. In un’indagine precedente, Elleuch et al. (1998) valutarono 105 alunne di educazione fisica, con età media di 21 anni, che praticavano sport a livelli competitivi e notarono che il 62,8% di loro presentava incontinenza urinaria da sforzo in relazione all’attività sportiva.

In base a ciò che abbiamo esposto precedentemente, sono diversi gli autori che concordano nel segnalare la pericolosità degli esercizi addominali e su questa linea si trova Amostegui che testualmente dice:”Tra i fattori eziologici dell’incontinenza urinaria si considera come il più importante l’aumento della pressione addominale per l’errata pratica sportiva o l’abuso di esercizi addominali, situazione che incide sul pavimento pelvico provocandone la progressiva degradazione e rendendolo incompetente per la funzione di contenere”(Amostegui, 1999). Malgrado ciò, come fa notare Prather (2000), è vero che raramente queste disfunzioni del perineo sono esposte in articoli di letteratura sportiva.

Si può quindi concludere che l’esecuzione di addominali classici incrementa la pressione intra- addominale (Nygaard, 1990; Ladavid e Caufriez, 1993; Sapsford e Hodges, 2001; Valancogne et al., 2001).

Fascia addominale, tono muscolare, iperpressione e perineo.

La gestione della pressione è la chiave per evitare patologie del perineo e perdita di tono della fascia addominale. In questo senso, nel 1987, Caufriez osservò che le variazioni di pressione addominale causate da uno stesso sforzo, non solo non sono uguali in persone diverse, ma presentano anche un fattore di variabilità del 400%. Ciò resta dimostrato anche mantenendo costanti il resto delle variabili che potrebbero influire sulla stessa (tipo di sforzo, resistenza delle vie respiratorie, situazione posturale e fattori morfologici individuali), quindi esistono differenze assai significative in ciò che viene denominato gestione della pressione durante lo sforzo (Caufriez, 2010).

Per comprendere meglio questo concetto occorre tornare all’anatomia e fisiologia del pavimento pelvico da un punto di vista funzionale.
Il perineo è parte dello Spazio Manometrico Addominale (EMA), definito come spazio delimitato da pareti osteo-articolari e muscolo-aponeurotiche con densità e resistenze diverse e nel quale, per definizione, la pressione interna si considera nulla in condizione di riposo. I limiti della cavità addominale manometrica sono: superiormente, il diaframma toracico; inferiormente il diaframma pelvico; anteriormente e lateralmente la parete addominale; posteriormente la colonna lombare. Durante uno sforzo e anche se le variazioni di pressione sono identiche in tutto l’EMA, i vettori di pressione risultanti non sono uguali in tutti i punti della cavità manometrica addominale a causa della diversa densità e resistenza delle sue pareti (Martinez et al., 2004).

L’iperpressione addominale generata da uno sforzo costituisce una forza verticale diretta dall’alto verso il basso. Quando la base del compartimento addominale si contrae, il pavimento pelvico crea una trazione verso l’alto e avanti. L’azione simultanea dei due eventi crea un effetto di “taglio”che sposta l’iperpressione addominale verso il basso e verso avanti (Fig.4).

Fig.4. (Rial, 2010): Rappresentazione grafica delle forze di trazione e taglio a livello del perineo durante uno sforzo di iperpressione addominale.

Nel caso di una fascia addominale competente e di una lordosi lombare fisiologica, un aumento della pressione intra-addominale provoca vettori di forza risultanti verso la regione addominale, la zona posteriore del perineo e il sacro. Tuttavia, se la fascia è ipotonica o esiste una iperlordosi lombare, si verifica uno spostamento della linea ombelico-pubica verso avanti, con il risultato di una ipertrasmissione di vettori risultanti verso la regione del perineo anteriore (Fig.5), determinando, a carico di quest’ultimo, una perdita progressiva della capacità di sostegno degli organi pelvici.
Questo meccanismo favorisce l’ipotonia della muscolatura del pavimento pelvico, l’apparizione di prolassi e un problema di incontinenza urinaria potenziale (Caufriez, 2010).

Fig.5.Martinez et al.(2004): Trasmissione dei vettori di forza risultanti da una iperpressione addominale.

Caufriez (1993) conferma il ruolo di ammortizzatore che il pavimento pelvico esercita contro gli aumenti di pressione addominale, evidenziando che, in funzione del tono della fascia addominale, offrirà maggior resistenza allo stiramento. Quando si verifica un aumento di pressione nella cavità manometrica addominale, non esiste una direzione prestabilita della pressione, ma alcune pareti, le più deboli, possono cedere a questo aumento (Caufriez, 2010). Egli chiama questo fenomeno “diminuzione delle forze di coesione” e gli attribuisce la maggior responsabilità nelle ernie vaginali, addominali, ecc… Allo stesso modo Grosse e Sengler (2001), menzionano che la forza si sposta alla zona anteriore, dove si incontrano vagina e uretra, aumentando il rischio di prolassi e incontinenza.

A tutto ciò, si aggiunge lo stato del diaframma toracico (Fig.6), dato che la sua ipertonicità aumenta la suddetta iperpressione addominale. Autori come Nichols e Milley (1978), indicano che in assenza di un lavoro specifico per i muscoli del pavimento pelvico, il carico ripetuto sul perineo associato ad aumenti frequenti di pressione intraaddominale, tende a ridurre l’efficacia meccanica del legamento cardinale.

Fig.6. Iperpressione del diaframma toracico (Meldaña, 2004).

Oltre agli aspetti segnalati, bisogna considerare la relazione diretta tra la riduzione del perimetro della cintura (obiettivo desiderato molto probabilmente da un buon numero di persone che eseguono esercizi addominali) e il tono muscolare di riposo della fascia addominale. Per meglio comprendere, Caufriez (2010) chiarisce questo concetto:

Il tono muscolare può essere definito in generale come la resistenza passiva che i tessuti costituenti il muscolo oppongono allo stiramento. Sul piano strettamente muscolare, il tono ha due componenti neuro-meccaniche connesse all’istochimica del suddetto tessuto ( Wilmore e Costill, 2001):

  1. Il tono è associato all’attività posturale di riposo delle fibre I (attività neuronale γs). A riposo, un limitato numero di fibre I sono contratte in modo involontario e incosciente; durante l’attività, il reclutamento posturale di queste fibre aumenta (coattivazione αs-γs).
  2. Il tono fasico è associato al trofismo neuronale delle fibre II. In riposo queste non sono attivate, il reclutamento spaziale avviene durante lo sforzo (coattivazione αf-γf) o involontariamente per riflesso (riflesso miotattico).

Le funzioni di un muscolo sono determinate dall’istochimica delle fibre che lo costituiscono e dalla sua morfologia macroscopica. Secondo questi criteri, i muscoli striati si possono classificare in tre categorie (Kamina, 1997; Wilmore e Costill, 2001):

a) Muscoli parietali, formati per la maggior parte da fibre I, che mostrano un’attività elettromiografica registrabile, in generale con abbondante tessuto connettivo e nei quali almeno una delle inserzioni sia blanda. La funzione di questi muscoli parietali è delimitare un congiunto manometrico e offrire un sostegno o un supporto posturale viscerale a riposo e durante uno sforzo. La fascia addominale (intendendo con essa il retto dell’addome, gli obliqui interni ed esterni, il trasverso) è un muscolo parietale stratificato su 3 piani sovrapposti che condividono la stessa innervazione motrice (Th6-Th12), la cui proporzione di fibre I è del 75% mentre il tipo IIb rappresenta approssimativamente solo un 4% (Boutillier e Outrequin, 1982). Le sue funzioni sono sostenere e rivestire gli organi digestivi, determinare una sinergia respiratoria offrendo un contro-appoggio al diaframma e fornire l’amplificazione idrostatica della fascia toraco-lombare. Queste funzioni dipendono essenzialmente dall’attività posturale non volontaria del muscolo (tono muscolare). Le funzioni accessorie della fascia addominale sono la sinergia nella flessione del tronco in decubito supino e l’espirazione forzata, entrambe strettamente fasiche, volontarie.

  1. b)  Muscoli fasici, costituiti per la maggior parte da fibre tipo II, con un’importante proporzione di fibre tipo IIb, sono muscoli scheletrici che si inseriscono su un osso. Il loro trofismo dipende dalla coattivazione αf-γf.
  2. c)  Muscoli sfinterici con forma circolare, costituiti esclusivamente da fibre I nella porzione para-sfinterica e di una miscela di fibre I e II in quella peri-sfinterica. Presentano attività EMG che si può misurare a riposo, dato che è quella delle fibre I. Il reclutamento aumenta in funzione della situazione neurovegetativa dell’organo cui sono associati. L’azione fasica volontaria è limitata nel tempo e segue generalmente a situazioni di urgenza.

Il tipo di esercizio applicato ai muscoli deve sempre tenere presente l’obbiettivo che si intende raggiungere (aumento di forza, del trofismo o del tono muscolare), la sua istologia e le sue funzioni principali.
Allenare una fascia addominale, un gruppo muscolare parietale tonico che di solito presenta un’ipotonia posturale, cioè un deficit dell’attività posturale a riposo, attraverso esercizi fasici, volontari e contro resistenza, porta inevitabilmente ad una diminuzione ancora più importante del tono posturale (inibizione βd) col rischio di lesioni al sarcolemma muscolare se si realizza mediante esercizi eccentrici con carico. Si può osservare dalle ecografie lo stiramento del retto addominale durante l’elevazione del tronco quando i retti sono ipotonici (Caufriez, 2010).

Ginnastica Addominale Ipopressiva (GAH).

Le Tecniche Ipopressive furono create da Marcel Caufriez, dottore in Scienze della Motricità e specializzato in riabilitazione, grazie alla sua dedizione alla rieducazione uroginecologica. Nel 1980 le chiamò “Aspirazione Diaframmatica” e, a partire da esse, la Ginnastica Addominale Ipopressiva© (GAH) si costruì in laboratorio. L’obbiettivo iniziale della GAH era trovare degli esercizi utili alla fascia addominale e senza effetti negativi per il pavimento pelvico. Nel 2006, in base ai principi della GAH, Caufriez creò le Tecniche Ipopressive applicate alla prevenzione e al miglioramento della salute, dell’estetica e del rendimento sportivo, i cosiddetti Ipopressivi Dinamici o Reprocessing Soft Fitness (Pinsach, 2010).

Secondo Marcel Caufriez la GAH è un insieme ordinato di esercizi posturali ritmici, ripetitivi e sequenziali che permettono l’integrazione e la memorizzazione di messaggi propriocettivi sensitivi o sensoriali associati ad una postura particolare (Caufriez, 2010). Questo stadio si raggiunge dopo un periodo di apprendimento che prevede almeno una decina di sessioni di circa un’ora ciascuna. Disposizioni complementari accompagnano questa fase: una dieta tendenzialmente ipotossica, l’assunzione di antiossidanti e il rispetto delle fasi di sonno.

La tappa successiva (fase di automatizzazione) consiste nel praticare, da parte della persona o del paziente, in auto-riabiltazione, una serie ripetitiva e ritmata di 3 esercizi (selezionati dal terapista in funzione di un buon grado di esecuzione), ogni giorno per almeno 20 minuti; questo allenamento deve protrarsi per diversi mesi con lo stesso ritmo. E’ consigliabile controllare mensilmente i risultati ottenuti.

Le tecniche di ginnastica ipopressiva stimolano e creano reti neuronali divergenti che provocano una serie di reazioni sistemiche a breve termine, come il rilassamento posturale del diaframma e l’attivazione tonica del perineo e della fascia addominale. Questa azione comincia ed è facilitata da un bombardamento massiccio di influssi propriocettivi, cinestesici e sensoriali veicolati dalle grandi vie afferenti della sensibilità, in particolare quelle del dolore, le vie spino-talamiche dirette che permettono una decodificazione di urgenza e una reattività motoria immediata. Alla base di ciò sta il principio teorico che i propriocettori muscolari dispongono di una direzione sensoriale di preferenza in relazione ad un movimento o ad uno stiramento precisamente orientato, l’allungamento degli antagonisti (Roll, 2003; Ribot e Ciscar, 2002). La somma delle codificazioni specifiche di ogni muscolo sollecitato dalle posture ipopressive permette

l’integrazione percettiva a livello del sistema nervoso centrale, assicurando la memorizzazione attraverso la ripetizione ritmica.
In pratica, ogni angolo articolare degli arti è stato studiato per rispondere a questi criteri, per esempio la rotazione interna delle braccia con gomiti flessi a 90 gradi e flessione dorsale dei polsi al massimo delle possibilità articolari. In fase di automatizzazione (riflessi condizionanti la postura) la ripetizione quotidiana degli esercizi determina a lungo termine reti neuronali riverberanti (circuiti autoeccitatori in determinate posture).

Benefici della Ginnastica Addominale Ipopressiva (GAH).

Gli esercizi della GAH agiscono sulla respirazione, stimolano i centri espiratori del tronco cerebrale (centro pneumotassico e il gruppo respiratorio ventrale) e inibiscono quelli inspiratori (centro apneustico e gruppo respiratorio dorsale).
In pratica, mantenere l’apnea espiratoria durante l’esecuzione di un esercizio, provoca uno stato vicino all’ipercapnea (stimolazione del centro pneumotassico) ( Fung, 1994; Cohen, 1979; Hodges, 2002) e un aumento del livello di secrezione delle catecolamine (azione inibitoria dopaminica sul gruppo respiratorio dorsale).

Allo stesso modo, la contrazione volontaria dei gran dentati e dei muscoli elevatori della gabbia toracica ( intercostali esterni, scaleni, sternocleidomastoideo), così come l’autoallungamento del tratto cervicale, stimolano i meccanorecettori respiratori ( inibizione dei nuclei inspiratori).

I centri respiratori sovraspinali hanno un’azione di controllo tonico-posturale e fasico sui muscoli “respiratori” ( muscoli delle vie aeree superiori, intercostali, scaleni, sternocleidomastoidei, diaframma toracico, addominali e pavimento pelvico) e la loro attivazione o inibizione permette di modulare la tensione posturale (attività tonica) dell’insieme dei muscoli con i quali si relazionano.

La pratica ipopressiva normalizza le tensioni muscolari epimerica e ipomerica e migliora i parametri fasici ( forza muscolare, resistenza) e respiratori ( peak flow).
Si apprezza allo stesso modo un’incidenza positiva sulla vascolarizzazione degli arti inferiori
( Caufriez, 1991; Snoeck, 2009).
L’insieme stimolazione posturale-stimolazione respiratoria determina, a più o meno lungo termine ( in media 6 mesi), una tonificazione significativa del pavimento pelvico ( aumento medio del 58% del tono basale) e della fascia addominale ( diminuzione dell’8% in media del perimetro del giro vita) ( Caufriez, 1996); le funzioni relative dei sistemi di amplificazione toraco-addomino-pelviche, sono tutte migliorate (Esparza, 2007).
Studi attualmente in corso sembrano dimostrare un aumento della resistenza delle cellule all’acidosi e un aumento dell’ematocrito sotto sforzo, fattori che ipotizziamo possano dipendere da una contrazione splenica riflessa o da un aumento dell’eritropoietina.

Così come indica Esparza (2007), la GAH è una delle tecniche neuromiostatiche globali, il cui obbiettivo è regolare le tensioni muscolo-connettive in diversi livelli del corpo umano (viscerale, parietale, scheletrico) e che costituiscono un trattamento efficace per numerose patologie funzionali (urinarie, digestive, vascolari), associate o no ad altre terapie.

Usata come principale strumento preventivo nel post-parto, la GAH rappresenta un insieme di tecniche posturali che provocano una diminuzione della pressione intra-addominale e un’attivazione riflessa dei muscoli del pavimento pelvico e della fascia addominale, riducendo significativamente il rischio di incontinenza urinaria e discesa dei visceri.
Dato che si eseguono in apnea espiratoria e in determinate posizioni, gli esercizi ipopressivi determinano una diminuzione dell’attività tonica del diaframma toracico facilitandone il rilassamento. Di conseguenza si ottengono importanti obbiettivi volti a minimizzare i rischi intrinseci associati agli addominali classici, come l’abbassamento della pressione intra-addominale durante l’esercizio, tonificando in via riflessa la fascia addominale e la muscolatura del perineo, e

una suzione a carico dei visceri pelvici- dovuta alla risalita del diaframma-che diminuisce la tensione legamentosa (Esparza, 2002).

E’ assai diffusa la prescrizione della GAH nel post-parto per i vantaggi che offre nel recupero del pavimento pelvico, nella prevenzione e trattamento delle disfunzioni associate e nella riduzione del punto vita. Superato il puerperio, si consiglia di praticare esercizi di GAH per migliorare lo schema corporeo e mantenere le migliori condizioni muscolari possibili.

In uno studio realizzato da Esparza (2007) su un gruppo di 100 donne con un’età media di 36 anni, che presentavano ipotonia del pavimento pelvico e incontinenza urinaria da sforzo, si constatò mediante tonimetria che la pratica di esercizi di GAH 20 minuti al giorno per 6 mesi, produsse un aumento del tono muscolare del perineo con un incremento del tono di base (I.I.I.) del 58% e del tono di carico (capacità di ammortizzare) del 48%.

Inoltre, lo studio riporta anche dati sull’aumento della forza di contrazione del 20% e una diminuzione del perimetro del punto vita del 6% (p= 000,3).

Risultati simili si apprezzano nella popolazione di ultra-sessantenni, da uno studio di Fernandez (2007) in cui un gruppo di persone con un’età media di 68,5 anni allenate 4 volte la settimana per 20 minuti per 6 mesi, aumentarono il tono di base del 23,5%, il tono in carico del 25,3% e il blocco del perineo sotto sforzo del 108,4%.
Anche per gruppi di entrambi i sessi formati da persone con più di 60 anni, le Tecniche Ipopressive si dimostrano uno strumento adeguato per risolvere l’incontinenza dato che, nell’85,7% dei casi, si produsse una diminuzione o addirittura la scomparsa completa dei sintomi dell’incontinenza urinaria (da sforzo o mista) misurata tramite il questionario ICIQ-SF.

In altre ricerche (Caufriez,2007), si apprezza che, praticando esercizi di GAH per 10 settimane, 1 ora a settimana, si ottengono evidenti miglioramenti posturali dovuti ad un riposizionamento della proiezione dell’asse di gravità, ad una diminuzione della lordosi lombare (p= 99,5%), cervicale (p= 99,8 %) e della cifosi dorsale (p= 99,5%) e anche ad una riduzione dell’entità delle deviazioni laterali, che risultano significativamente meno importanti (p= 96%).

Aumenta inoltre la sensazione di comfort posturale (miglior mobilità, maggior flessibilità, meno senso di pesantezza, meno dolore) (p= 95%).

Un recente studio longitudinale tra gruppi, condotto dall’Università di Santiago e Vigo, su 126 donne di età compresa tra 25 e 60 anni (età media 42,8 anni) che praticarono 30 minuti di esercizi per il rinforzo addominale 3 volte a settimane per 14 settimane, ha mostrato che: nel gruppo che realizzava esercizi ipopressivi la riduzione del perimetro del punto vita era in media di 3,5 cm e la riduzione dell’incontinenza urinaria in media di 2,8 punti, valutata questa mediante un questionario specifico per il rilevamento della IU, ICIQ-SF versione spagnola (Espuña et al., 2004). Ciò equivale, in alcuni casi, alla scomparsa delle perdite di urina (Rial e Pinsach, 2010).

Altri benefici derivanti dalla pratica della GAH riguardano le ripercussioni sulla colonna lombare, aspetto valutato da Galindo ed Espinoza (2009), che confermano la validità delle tecniche ipopressive per migliorare la flessibilità lombare e degli arti inferiori. Tramite analisi elettromiografiche si dimostra inoltre un miglioramento nel tempo di attivazione del trasverso e dell’obliquo interno (Galindo ed Espinoza, 2009).

Possiamo così riassumere i principali effetti della GAH:

  • Tonificazione dei muscoli della fascia addominale e del pavimento pelvico.
  • Diminuzione della congestione della piccola pelvi.
  • Normalizzazione statica e biomeccanica viscerale pelvica.
  • Attivazione ortosimpatica.
  • Normalizzazione posturale globale. Conclusioni. Durante l’esecuzione di esercizi di contrazione addominale si produce un incremento della pressione intra-addominale che deve essere ben gestita. La sua inadeguata e ripetuta gestione errata può provocare alterazioni e rischi a carico del pavimento pelvico, della parete addominale e del diaframma. Le tecniche ipopressive sono state sviluppate per la riabilitazione post-parto con eccellenti risultati (benefici uro-ginecologici). Negli ultimi anni queste tecniche sono state esaminate nell’ambito dell’esercizio per la salute e l’estetica. Questa nuova linea di ricerca le indica come un possibile strumento per l’allenamento della muscolatura addomino-perineale. La scienza attuale sta producendo evidenze riguardo all’ effetto positivo delle TH o GAH sulla riduzione dell’incontinenza urinaria e sul miglioramento del tono di base di addome e perineo.

Riferimenti bibliografici