Domenica, 29 Luglio 2012

Approccio globale e integrazione delle tecniche

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La metodica lavorativa proposta si basa sul rispetto della persona nella sua complessità e globalità, seguendo la convinzione che l’educazione del corpo e quella della coscienza si possano separare solo arti- ficiosamente. Questo approccio porta a considerare il corpo come strumento di percezione, espressione e azione che deve essere curato, sviluppato, disciplinato e coordinato con gli aspetti emotivi e mentali conducendo la persona a una crescita della consapevolezza delle proprie potenzialità. Partendo da questo presupposto, ogni nuova tecnica o principio riabilitativo, ogni proposta rieducativa deve andare verso un approccio integrato superando la visione settoriale e precostituita di ogni procedura terapeutica, valorizzando le problematiche peculiari della persona affrontando consapevolmente la globalità e complessità del proprio intervento.

Ginnastica ipopressiva e postura

Partendo dalla valutazione posturale, e dopo una valutazione della competenza della parete addominale, è possibile inquadrare i soggetti, individuare gli obiettivi terapeutici e scegliere il programma riabilitativo da applicare. Nel formulare gli obiettivi terapeutici occorre partire da una valutazione temporale delle patologie che rispecchi le fisiologiche fasi di riparazione dei tessuti. Proprio a questo riguardo la ginnastica addominale ipopressiva riveste un ruolo importante nella fase subacuta. Non rimpiazza le pratiche terapeutiche solitamente utilizzate, ma s’inserisce in un secondo momento ed è complementare alle tecniche stesse, rendendo più duraturi i risultati ottenuti. Molte ricerche hanno evidenziato che è possibile migliorare la sintomatologia dei pazienti con problematiche posturali croniche tramite esercizi di stabilizzazione del rachide. Classicamente si considera importante rinforzare soprattutto i muscoli addominali, poiché ritenuti fondamentali per il mantenimento di un’efficiente pressione intra-addominale capace di aiutare la statica rachidea. Tuttavia, molti Autori ritengono che la forza dei muscoli addominali non sia particolarmente correlata alla capacità di aumento della pressione intraddominale. Il mantenimento di questa funzione applicata alla statica viene attuata dai muscoli obliqui interni e dal trasverso dell’addome. Risulta quindi inutile rinforzare i muscoli retti dell’addome, che sono flessori della colonna e non intervengono per contrastare un carico applicato al tronco. Inoltre, il ruolo di questi muscoli come agenti sulla retroversione del bacino e sulla diminuzione della lordosi lombare potrebbe avere un significato considerando la loro azione volontaria, ma non trova riscontro funzionale nella statica, che è inconscia.
La forza del rachide non dipende solo dai muscoli addominali, ma da tutta la muscolatura intrinseca che concorre alle funzioni statico-dinamiche dei vari segmenti. Il ruolo posturale della muscolatura posteriore del rachide è fondamentale, il suo recupero è determinante per ripartire correttamente i carichi sulle strutture vertebrali e riportare in armonia le fisiologiche curve della colonna vertebrale. Sarebbe riduttivo considerare la postura solo in relazione alla muscolatura addominale e spinale senza considerare il muscolo diaframma e la muscolatura del pavimento pelvico.
ll programma su cui si basa la ginnastica addominale ipopressiva permette l’attivazione di tutti quei distretti muscolari chiamati in causa per un corretto assetto posturale, evitando di alterare le strutture stesse. Grazie all’apnea e alle posture lavorano i muscoli addominali (obliqui e trasverso) senza creare aumento di pressione sul pavimento pelvico, il diaframma acquista elasticità, i muscoli spinali profondi si rinforzano, si attivano in maniera riflessa le fibre del perineo.
È un programma accessibile fisicamente alla maggioranza delle persone e viene praticato in piccoli gruppi; questo presenta molti vantaggi: permette di confrontare se stessi con gli altri, di cogliere similitudini e differenze, arricchisce il singolo dell’esperienza collettiva. Inoltre stimola la capacità del singolo di trovare personali e non stereotipate soluzioni alle proprie difficoltà, coltiva l’autonomia di ogni essere, così come lo spirito di collaborazione.

Ginnastica ipopressiva e pavimento pelvico

Considerando l’origine di questa tecnica rivolta a problematiche urogenitali e del post- parto è importante, in tutti questi casi, riuscire a comunicare in maniera chiara e comprensibile informazioni e consigli sulla gestione del corpo. Occorre trasmettere conoscenze sulle funzioni e sugli organi, rendendo consapevoli le donne che godono dell’esclusiva della maternità e che nel tempo possono andare incontro ad alterazioni del loro perineo. Queste alterazioni devono essere limitate e prevenute migliorando notevolmente la qualità della vita. Alla base di questo lavoro si trova la percezione: infatti il più delle volte le donne hanno una conoscenza di questa parte del corpo collegata esclusivamente alle sue funzioni.

Impostazione della lezione

Nei primi incontri viene proposta, nella parte iniziale della lezione, una serie di esercizi volti a stimolare la presa di coscienza del proprio pavimento pelvico, prestando particolare attenzione alla respirazione poiché i muscoli del perineo si muovono e reagiscono insieme al grande muscolo diaframma. Gli esercizi si basano:

  • Sulla percezione tattile: appoggiando le mani sui vari distretti si avverte il respiro che agisce a livello dell’addome, dalla gabbia toracica...; si sentono le strutture ossee e muscolari del bacino, osso sacro, coccige, ischi, pube, con l’aiuto delle palline si possono massaggiare i muscoli più contratti per ripristinare zone spesso escluse dal vissuto sensoriale delle persone.
  • Sull’ascolto delle sensazioni, mettendo l’attenzione in una determinata parte e ascoltando i messaggi che ci può inviare: contratto, rilassato, dolore...
  • Sulla mobilità del bacino e del rachide lombare: immaginando di descrivere alcune linee dal pube agli ischi portando il bacino in anteversione, retroversione, oscillando da una tuberosità ischiatica all’altra...

La parte centrale della lezione è basata sull’apprendimento della tecnica: in questa fase si lavora sull’apprendimento delle posture e sulla capacità di tenere l’apnea. Le difficoltà iniziali sono legate alla comprensione della giusta respirazione; per questo durante il primo periodo l’attenzione è maggiormente rivolta a questo lavoro con strategie sempre nuove e varie secondo le difficoltà delle singole persone. Le posture interessano in maniera significativa tutto il corpo, per essere eseguite al massimo dell’intensità muscolare e articolare è necessario dare continue sollecitazioni uditive e tattili per creare quei continui aggiustamenti che portano all’apprendimento della postura integrando gli stimoli. Gradualmente, con molta attenzione, vengono inserite le nuove posture, senza dare per scontato alcun elemento appreso in precedenza. Per mantenere alto il livello di attenzione e concentrazione la sequenza delle posizioni viene variata spesso, dando priorità a quelle maggiormente apprezzate, alternandole con quelle più difficili e dure. Fin dalle prime lezioni le pazienti sono spronate a eseguire a domicilio un programma base, affinché imparino a ritagliarsi del tempo da dedicare agli esercizi diventando per loro un’abitudine. La parte finale della lezione è basata su una fase di rilassamento guidato che, oltre ad avere lo scopo di riequilibrare lo stato fisico e mentale della persona, aiuta ad attivare l’integrazione degli stimoli ricevuti passando dalla attività volta verso l’esterno all’azione interna attraverso il rilassamento fisico, l’acquietamento emotivo, il raccoglimento mentale.

Letizia Greco
Fisioterapista
Terapista posturale metodo delle catene muscolari di Busquet

Letto 3466 volte Ultima modifica il Giovedì, 02 Agosto 2012 16:28

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